Credito di imposta per investimenti pubblicitari al 50% per il 2021-2022 

La misura

Il decreto Sostegni bis, tra le altre novità, proroga anche per il biennio 2021 e 2022 il credito d’imposta per investimenti pubblicitari, eliminando la distinzione venutasi a creare con la legge di Bilancio 2021 (art. 1, comma 608, della legge n. 178/2020). In particolare, per gli anni 2021 e 2022, il credito d’imposta era caratterizzato da un doppio regime:

  • per le campagne pubblicitarie sulla stampa (giornali quotidiani e periodici, anche in formato digitale): bonus pari al 50% del valore degli investimenti pubblicitari su tale mezzo, anche se non incrementale rispetto agli analoghi investimenti effettuati nell’anno precedente;
  • per le campagne pubblicitarie su emittenti televisive e radiofoniche locali: credito pari al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, purché pari o superiore almeno dell’1% degli analoghi investimenti effettuati sullo stesso mezzo di informazione nell’anno precedente.

La coesistenza di tali due regimi aveva come effetto che, per ciascuno dei due settori, erano previsti requisiti di ammissibilità e modalità di calcolo differenti.

Credito d’imposta per investimenti pubblicitari aggiornato col dl sostegni

Il dl sostegni bis innova la disciplina del credito d’imposta per investimenti pubblicitari, riconoscendo, per il biennio 2021 – 2022, il bonus pubblicità nella misura unica del 50% per tutti gli investimenti pubblicitari effettuati, sia su media radiotelevisivi, che sui giornali.

La misura è estesa anche per investimenti su radio e tv nazionali non partecipate dallo Stato.

Infine, con le modifiche apportate, si apre una nuova finestra temporale per la comunicazione per l’accesso al beneficio, dal 1° al 30 settembre 2021. Al contempo, per espressa disposizione normativa, restano valide le comunicazioni inviate dal 1° e al 31 marzo 2021.

La nuova norma, inoltre, uniforma l’aliquota al 50% per tutti gli investimenti pubblicitari effettuati sia sui media radiotelevisivi che sui giornali – (art. 67, c. 10, 12 e 13)

Per i due settori, quindi, viene meno il presupposto dell’incremento minimo dell’1% dell’investimento pubblicitario, rispetto all’investimento dell’anno precedente, quale requisito per l’accesso all’agevolazione. Dunque, sia per il 2021 che per il 2022 possono accedere al credito d’imposta le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali che:

  • programmano investimenti inferiori rispetto a quelli effettuati nell’anno precedente
  • non hanno effettuato investimenti pubblicitari nell’anno precedente
  • che inizieranno la loro attività nel corso dell’anno in cui richiedono l’incentivo

La comunicazione al Dipartimento per l’informazione e l’editoria

Si ritiene che, come avvenuto nel 2020, per le comunicazioni presentate durante il periodo 1-31 marzo 2021 il calcolo del credito spettante sarà automaticamente effettuato sulla base delle nuove disposizioni. In ogni caso, chi vorrà ampliare i propri investimenti pubblicitari per utilizzare le nuove condizioni, dal 1° al 30 settembre 2021, potrà sostituire la prenotazione già inviata a marzo con una nuova.

Con il decreto Sostegni bis vengono rivisti i limiti e gli stanziamenti. In particolare, per ognuno dei due anni 2021 e 2022, il beneficio è concesso nel limite di:

  • 65 milioni di euro per gli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche on line;
  • 25 milioni di euro per gli investimenti pubblicitari effettuati sulle emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato.

Dall’anno 2023, per la concessione del credito d’imposta è autorizzata la spesa di 45 milioni di euro in ragione d’anno.

Spese non ammissibili

Sono escluse dall’incentivo le spese sostenute:

  • per l’acquisto di spazi nell’ambito della programmazione o dei palinsesti editoriali per pubblicizzare o promuovere televendite di beni e servizi;
  • per la trasmissione o per l’acquisto di spot radio e televisivi di inserzioni o spazi promozionali relativi a servizi di pronostici, giochi o scommesse con vincite in denaro, di messaggeria vocale, chat-line;
  • spese accessorie, di intermediazione e ogni altra spesa diversa dall’acquisto dello spazio pubblicitario, anche se ad essa funzionale o connessa.

Restano invece confermati gli altri aspetti non derogati, disciplinati nel Dpcm del 16 maggio 2018, n. 90

Il credito d’imposta, concesso in “de minimis”, è utilizzabile in compensazione, ai sensi dell’art. 17 del D.lgs. n. 241/1997, presentando il modello di pagamento F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.